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Orizzonti comuni

paesaggio

Il paesaggio è dimensione del non ancora: crinale tra quel che è avvenuto, sta accadendo e potrebbe accadere. Dardel lo ha definito «una porta aperta verso tutta la Terra, una finestra aperta su possibilità illimitate: un orizzonte

Paesaggio e industria

Paesaggio e industria sarebbero incompatibili: almeno secondo non rara vulgata che oppone bellezza a produzione. Diversa la visione di «Téchne. Arti e culture dell’industria in Toscana», associazione culturale dedicata per statuto a proporre occasioni diverse per «ampliare la conoscenza della complessa interazione tra industria, società e ambiente»118: evidenziando, più in particolare, quanto e come la fabbrica non sia necessariamente ostile o estranea all’arte.

Téchne cerca di attuare la sua mission in riferimento soprattutto alla Valdelsa, dove «le imprese hanno […] mantenuto dimensioni medio-piccole e sono rimaste molto spesso legate alle figure dei loro fondatori, oltre che ai luoghi in cui sono nate. E portano con sé il loro speciale bagaglio di esperienze individuali e familiari, di sensibilità, di radicamenti sociali e di reti parentali.

Orizzonti comuni: dove comunicare

Orizzonti comuni, l’evento organizzato da Téchne, ha cercato fin dal titolo di corrispondere a questa doppia esigenza: addentellarsi alla specificità del progetto già concluso contribuendo a verificarne gli esiti e, ancor più, a stabilizzare la generalità del metodo partecipativo.

Conseguente anzitutto il “dove” comunicare, individuato connettendo lo spazio immateriale del web con le materie dei luoghi: dalla solidità storica delle pietre alla trasparenza ostensiva dei vetri. Pietre dei muri, dove secondo tradizione si esprimeva, clandestino e polemico, il controcanto popolare ai comunicati istituzionali. Vetri dei negozi che, complici del progetto, espongono testi di archivio e cronaca assieme a merci e prezzi.

Significante anche la cifra estetica del progetto costituita da varie opere di Paolo Staccioli: artista sperimentatore di materie e tecniche quanto saldamente radicato nella tradizione del paesaggio mezzadrile al cui interno è cresciuto sapendone oggi cogliere la ricerca estetica implicita nella fisicità del lavoro. Forme e figure della sua immaginazione, a volte quasi segnalando scorci e target visivi, invitano ad affinare lo sguardo interrompendone la routine grazie anche alla loro collocazione spesso inaspettata, certo non tradizionale.

Orizzonti comuni: su cosa comunicare

Al “dove” è seguito il “su cosa”, su quale supporto, inscrivere: e ci è parso allora pertinente affidarsi principalmente all’acciaio cor ten, per la sua natura tecnicamente metaforica che lo rende ponte fra ricerca innovativa e protezione della memoria.

Si tratta infatti di un materiale che, se esposto all’aria, si copre di una patina rugginosa e resistente che impedisce il progressivo estendersi della corrosione. In cor ten, per ricevere testi, sono stati realizzati dei pannelli e una serie di “traguardi ottici” che inquadrano porzioni di paesaggi. La regola dell’acciaio ha comunque previsto anche l’eccezione della plastica: in forma di fogli aderenti al vetro di alcuni negozi.

Infine, sui supporti, singole parole e brevi testi esposti per informare ma soprattutto interrogarsi. Come negli allestimenti di mostre e musei da cui si esce incuriositi, con più domande che risposte e quindi sollecitati a proseguire il percorso conoscitivo: il visitatore viene coinvolto fornendo risposte ai suoi dubbi ma forse più valorizzandone immaginazione e desideri. Quando nel sapere “com’era prima” trova spazio il “come avrebbe potuto essere” e come ancora potrebbe cambiare.

Un laboratorio

Orizzonti comuni si pensa e agisce come laboratorio lungo e paziente: visibile pubblicamente almeno fino alla prossima primavera ma soprattutto destinato a crescere e durare. È una proposta aperta e di servizio, esplicitamente indirizzata a coinvolgere i cittadini, anche in una ricerca funzionale ad una Mostra, che vorremmo realizzare il prossimo anno, dedicata a forme diverse di rappresentazione del paesaggio locale: dai cabrei alle vecchie mappe catastali, dalle vecchie foto ai disegni degli alunni delle scuole di oggi.