Ciemmeci spazio arte

Paolo Staccioli

Il viaggiatore immobile

Terrafino di Empoli (Fi) – 18 dicembre 2014 – 31 marzo 2015

Per vocazione e per innata sensibilità, nell’intero suo percorso creativo di cui s’illustrano qui le tappe fondamentali, Paolo condivide con molti artisti del Novecento, soprattutto toscani, la ricerca d’un linguaggio espressivo essenziale e icastico, che affonda le proprie radici nella nostra terra, indietro fino agli etruschi.

Dalla pittura alla caramica

Dopo una gestazione lunga quasi vent’anni con l’esercizio della pittura (cavalli soprattutto, tracciati con tocco liquido e quasi a monocromo) e l’accumulo di un gran patrimonio visivo (raccolto nelle strade e nei musei della sua città, nelle botteghe artigiane, negli atelier degli artisti, nel suo mondo familiare), il percorso si fa rapido dalla seconda metà degli anni Novanta col richiamo forte e – si direbbe – istintivo della terra e l’approdo alla ceramica.

Vasi e sculture

L’apprendistato in bottega, a Faenza, gli consente ben presto la padronanza della tecnica e gli conferma la sua personale vocazione al ‘modellare’ per dar corpo alle immagini, che già popolano la sua fantasia: passa così dalla decorazione pittorica dei primi vasi dalle impeccabili forme classiche, in cui declina in tutte le possibili varianti il tema prediletto del cavallo.

Sperimentando le potenzialità espressive della produzione fittile, Staccioli comincia in parallelo a dedicarsi alla scultura: alla fine degli anni Novanta e all’inizio del nuovo Millennio risalgono le prime figure a tutto tondo.

Altre figure, per lo più di piccolo formato, per mantenere il tono giocoso e il timbro intenzionalmente fiabesco, entrano definitivamente nei suoi racconti.

Paolo Staccioli

Nato a Scandicci nel 1943, Paolo Staccioli inizia la sua esperienza di artista negli anni Settanta del Novecento, esordendo come pittore e facendosi presto notare in ambito locale. Al principio degli anni Novanta la necessità di sperimentare nuovi linguaggi espressivi lo spinge a Faenza, nella bottega di un ceramista locale, Umberto Santandrea, dove apprende le tecniche di quest’arte. È qui che Staccioli realizza i suoi primi vasi, dapprima con la tecnica della ceramica invetriata, poi sperimentando la cottura a “riduzione”, che gli consente di ottenere straordinari effetti di iridescenza e lucentezza.

Ottenuta assoluta padronanza del mestiere, Staccioli allestisce nel suo studio di Scandicci, nei pressi di Firenze, un laboratorio dove continua autonomamente e quotidianamente a misurarsi con l’uso del fuoco e degli ossidi di rame, dando vita a una miriade di vasi che riveste con fantastici racconti pittorici, fissati definitivamente dalla smaltatura a lustro. È con queste opere che ottiene i primi successi, facendosi notare in mostre personali e collettive, nonché in occasione di importanti manifestazioni culturali: le sue ceramiche, dal forte effetto metallizzato e dallo smalto scintillante si impongono presto, per eleganza e originalità, nel panorama artistico non più solamente fiorentino, ma nazionale.